gloria

14 ottobre 2013

Gloria di Sebastián Lelio con Paulina García, Sergio Hernández, Fabiola Zamora, Diego Fontecilla, Alejandro Goic, Hugo Moraga, Coca Guazzini, Antonia Santa María, Liliana García, Luz Jiménez, Marcial Tagle

Gloria, faltas en el aire,
faltas en el cielo,
quémame en tu fuego,
fúndeme en la nieve
que congela mi pecho,
te espero, Gloria

Umberto Tozzi

gloria-1Da settimane mi riprometto di scrivere dei film visti durante l’ultima Mostra del Cinema di Venezia, alcuni davvero magnifici: Jiaoyou (Stray Dogs) di Tsai Ming-liang, La jalousie di Philippe Garrel, Feng Ai (‘Til Madness Do Us Part) di Wang Bing, The Canyons di Paul Schrader. Ma vorrei prendermi più tempo, avere la possibilità di rivederli, rifletterci su ancora. E ovviamente finisco per rimandare.

Poi, come capita con certi innamoramenti improvvisi, vieni travolta da un film che ti riempie di vita. Esci dal cinema euforica e sorridente e il giorno dopo cerchi di convincere amici e parenti a andarlo a vedere. Ti siedi e ti metti a scrivere di getto.

Gloria di Sebastián Lelio è un film straordinario per la grazia e l’intelligenza con cui racconta e mette in scena la parabola di una donna e di un Paese, il Cile. Gloria (interpretata da Paulina García, di una bravura impressionante) è una donna di sessant’anni, separata da tempo, con due figli adulti che si trovano a dover affrontare situazioni complesse (il figlio è separato e con un bimbo a carico, la figlia è incinta e vorrebbegloria-2 seguire il suo compagno, uno scalatore svedese, in Nord Europa) e ai quali lei continua a dare sostegno, grande attenzione e affetto. Gloria ha un lavoro che la impegna e la soddisfa, degli amici a cui vuol bene, un vicino di casa che di tanto in tanto è in preda ai deliri e non la lascia dormire, il gatto del vicino che si è trasferito nel suo appartamento senza essere invitato. Gloria, mentre guida, ascolta e canta canzoni un po’ melense che parlano di grandi passioni e la sera si prepara, si trucca e si veste bene, va nelle gloria-3balere, a volte beve un po’ troppo, si lascia corteggiare, cerca di divertirsi. Gloria è una donna sola. Gloria sorride sempre. Poi una sera incontra Rodolfo, di poco più vecchio di lei, separato da un anno, con cui inizia una relazione nella quale si dà con generosità e entusiasmo, nonostante l’uomo sia ambiguo, ogni tanto scompaia senza dare spiegazioni e, soprattutto, sia legato in modo ossessivo alle due figlie, ormai trentenni – ma che si fanno ancora mantenere dal padre – e alla ex moglie, che dipende totalmente da lui.

gloria-4La protagonista è sempre in scena, la macchina da presa la segue, la scruta, la osserva, ne cattura gli smarrimenti, i dubbi, i segni del corpo appesantito e invecchiato, la sessualità vissuta con pienezza, ma soprattutto la profonda dignità con cui fallisce, cade, si rialza, vive fino in fondo. Non c’è alcuna bellezza nella gloria-5perfezione: algida, fredda, senza macchia, ma morta. Mentre Gloria è viva e sbaglia. Sbaglia continuamente. Sbaglia per ingenuità e per troppa fiducia. In fondo per troppa vita. La sua bellezza sta nei suoi errori, nel suo viso buffo, nel suo sorriso speranzoso, nel coraggio con cui para i colpi bassi della sua esistenza, con cui non si dà per vinta.

gloria-6Gloria e Rodolfo, in fondo, sono due facce del Cile. Libera e vivace lei, conservatore e ipocrita lui. Rodolfo ha lavorato per la Marina, è proprietario di un parco divertimenti dove gli adulti simulano azioni di guerra con armi giocattolo, rimpiange un leader forte (Augusto Pinochet, ça va sans dire), è ostaggio del passato. Benché molto attratto dalla donna, non è in grado di chiudere col fantasma della vita precedente, che si materializza nelle continue telefonate della famiglia e nella pancera elastica gloria-7che utilizza da quando è dimagrito grazie a una gastroplastica: nonostante i chili persi, Rodolfo continua a pensare a sé come a un obeso. Il mondo dei fantasmi è quello che non abbiamo finito di conquistare; è il mondo del passato, mai quello dell’avvenire. Progredire avvinghiandosi al passato è come trascinarsi dietro una palla e una catena (Henry Miller). Gloria, al contrario, guarda al futuro con fiducia, frequenta amici dalle idee progressiste, è aperta e emancipata e rivendica il diritto di innamorarsi a sessant’anni e vivere nella loro interezza i rapporti sentimentali, in una società che la vorrebbe mettere in disparte, lasciandole il ruolo di comprimaria.

gloria-8È estremamente interessante come Sebastián Lelio lasci filtrare in maniera tangenziale la condizione sociale, tutt’altro che pacificata, del Cile: la protagonista accende la televisione e al telegiornale vengono annunciate cariche della polizia sui manifestanti; passeggia per strada e sullo sfondo si intravede un sit-in; si sveglia in piena notte per i rumori provenienti dall’esterno e scorge il vicinato alle finestre protestare battendo pentole, coperchi e quant’altro (protesta alla quale si unisce); attraversa quotidianamente la sua città, Santiago, che sembra un cantiere aperto. Il senso di oppressione e di angoscia dovuto a queste brevi e marginali sequenze, si scontra con la gioia di vivere della donna (il suo sorriso, il suo sguardo, il suo corpo, occupano letteralmente lo schermo per tutta la durata della pellicola), gloria-9quasi il film fosse un invito rivolto a quello stesso Paese a guardare avanti e reagire. È interessante notare, inoltre, come tra i produttori di Gloria compaia Pablo Larraín, regista della magnifica e spietata trilogia sulla dittatura cilena – Tony Manero (2008), Post mortem (2010), No (2012): l’innegabile fermento culturale che ormai da qualche anno sta attraversando il Cile e che trova nel “nuovissimo cinema cileno” (un “agguerrito” gruppo di registi, produttori, sceneggiatori tra i trenta e i quarant’anni) forse l’espressione più consapevole e originale, condivide con la protagonista del film di Lelio (e che il paragone non appaia troppo azzardato) una “disperata vitalità”, che diventa una spinta propulsiva, audace e vigorosa, a perseguire un nuovo cammino.

gloria-10Gloria, dunque, è, per certi aspetti, un personaggio universale, con la quale ci si può immedesimare senza difficoltà, per la quale è facile provare empatia e si fa letteralmente “il tifo” per lei, ma è anche profondamente legata alla storia del suo Paese e della sua città, e questo la rende, semmai, ancor più autentica. In questo senso, laterale ma tutt’altro che secondaria è la scelta dei brani musicali. Da Donna Summer a Massiel, da Paloma San Basilio a Myriam Hernández fino a Umberto Tozzi la cui canzone più nota dà il titolo al film, permettono un attraversamento della cultura popolare che potrebbe di diritto rientrare negli studi che qualche decennio fa intrecciavano il femminismo alle soap opera e ai cultural studies, leggendo la passione di molte donne e casalinghe per le soap opera e le telenovelas (queste ultime prodotte, appunto, in America Latina), non in termini remissivi ma emancipativi, una sorta di fuga, almeno con la fantasia, da una realtà patriarcale chiusa e autoritaria. La colonna sonora del film andrebbe letta, dunque, in questi termini, tant’è che nel finale, quando la protagonista, superata la delusione amorosa, si mette a ballare prima incerta e poi sempre con maggior convinzione sulle note del motivo che porta il suo nome, Gloria di Umberto Tozzi (qui nella versione spagnola), da canzone romantica e un po’ sdolcinata si trasforma in un canto liberatorio, quasi fosse l’inno di battaglia di una donna che continua a lottare per la sua indipendenza.

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3 Risposte to “gloria

  1. vanessa said

    condivido la tua analisi praticamente su tutto. unica eccezione è che per me gloria non ha un lavoro che la soddisfa e non ha amici ma tanti conoscenti. infatti quando ha bisogno d’aiuto chiama la persona a lei più “vicina”, ovvero la signora delle pulizie. la sua non è una solitudine solo d’amore. è totale. è di quelle che hai paura che se muori troveranno il tuo cadavere solo dopo giorni a causa del cattivo odore. di quelle che ti fa dividere cibo e letto con un gatto non tuo e che ti fa ribrezzo. gloria non ride sempre. è costretta a farlo, perché sa che, se abbandona il sorriso, non riuscirà più a sollevarsi. per questo quel sorriso a volte ti spezza il cuore. è un eroe “perdente” a cui è facile voler bene. un film magnifico, delicatamente forte, girato con mano gentile ma lucida, con un’attrice straordinaria che, per tutta la durata del film, “è” gloria non la interpreta.

    • Cara Vanessa,
      grazie infinite per il tuo bel commento, molto lucido e preciso. Sì, probabilmente hai ragione, forse i suoi più che amici sono conoscenti, e di certo concordo con te sul fatto che Gloria sia una donna sola. Quello che mi affascina incredibilmente del personaggio è la capacità, nonostante tutto, di rialzarsi a ogni caduta, e guardare avanti. E non perché lei sia superficiale o vacua, semplicemente perché prova con tutta se stessa a vivere cercando di essere felice. E la profonda dignità e il coraggio con cui affronta i fallimenti e gli errori la rendono luminosa anche quando si ritrova completamente sola e delusa. È un personaggio tutt’altro che semplificato (caratterialmente, per esempio, non é affatto debole, nonostante cerchi sempre di essere comprensiva e accogliente, basti vedere come reagisce, alla fine, con Rodolfo), infatti io e te siamo qui a scambiarci opinioni sulle sfumature del suo carattere e della sua esistenza. Inoltre trovo che il personaggio di Gloria sia davvero una intelligente e non scontata metafora del Paese in cui vive (o quanto meno, della parte più vitale e desiderosa di cambiamento di esso) e forse anche per questo, in fondo, si “fa il tifo” per lei. Infine, sì, Paulina García é proprio gigantesca, di una bravura da lasciar senza fiato.
      A prestissimo e grazie ancora
      gloria

  2. […] – chapitres 1 & 2 (La vita di Adele – capitoli 1 e 2) di Abdellatif Kechiche; Gloria di Sebastián […]

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