holy motors

15 luglio 2013

Holy Motors di Leos Carax con Denis Lavant, Edith Scob, Eva Mendes, Kylie Minogue, Michel Piccoli, Elise Lhomeau, Jeanne Disson

Anche nel caso di una riproduzione altamente perfezionata,
manca un elemento: l’hic et nunc dell’opera d’arte –
la sua esistenza unica è irripetibile nel luogo in cui si trova.
Walter Benjamin, L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica

holy-motors-1Oggetto anarcoide e cangiante, refrattario a qualsiasi tipo di descrizione–catalogazione, Holy Motors potrebbe rappresentare lo stadio ultimo del processo descritto da Walter Benjamin nel suo saggio L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica e il suo ribaltamento, un’opera d’arte riprodotta e riproducibile eppure irripetibile.

Il film inizia in una sala cinematografica gremita di spettatori addormentati. Sullo schermo scorrono le immagini degli studi sul movimento di Muybridge e Marey, i precursori del cinema. In una stanza d’albergo di fianco a un aeroporto, dove però si sentono i garriti dei gabbiani e le sirene delle navi, nonché il rumore del traffico cittadino, dorme anche Leos Carax. Si sveglia e osserva una parete, la cui carta da parati raffigura una foresta (copia di un bosco reale oppure rimando alla foresta che avanza, profezia delle streghe poi realizzata dai soldati, in Macbeth: in entrambi i casi sorta di trompe-l’œil che destabilizza il sistema percettivo). Una delle sue dita ha una sorta di protesi–chiave con la quale aprire e sfondare la parete-foresta.

holy-motors-2

Al di là del muro c’è la sala cinematografica (omaggio al Buster Keaton di Playhouse, 1921, in cui Keaton ricopre tutti i ruoli, in una specie di moltiplicazione infinita di se stesso – anticipazione di ciò che accadrà in seguito nel film di Carax – e vive in una stanza posta di fianco al teatro in cui lavora), dove corre un bambino piccolo, procede esitante un mastino, e gli astanti continuano a tenere gli occhi chiusi, dormendo un sonno profondo. Se le sirene delle navi creano una continuità, visivamente interviene uno stacco netto: una bambina saluta il padre, un banchiere di mezza età, dalla finestra a forma di oblo della loro lussuosa casa. L’uomo, Monsieur Oscar (Denis Lavant, impressionante per mimica e capacità mimetica, vero e proprio camaleonte), sta andando al lavoro e si avvia verso la limousine guidata dalla sua assistente fidata, Céline (Edith Scob, protagonista de Les yeux sans visageOcchi senza volto, 1960 – di holy-motors-3Georges Franju). La donna lo informa degli appuntamenti della giornata. Dopo una telefonata d’affari, Monsieur Oscar, sempre all’interno della limousine, che si scopre avere la funzione di un camerino, si traveste da mendicante e va a chiedere l’elemosina sul Pont Alexandre III a Parigi. Successivamente infila una tuta con dei sensori per una sessione di motion capture. In seguito dà vita a Monsieur Merde, un freak mostruoso – camuffato in modo straordinariamente simile al Dr. Mabuse messo in scena da Fritz Lang – che vive nelle fogne della Ville Lumière (già protagonista del corto Merde di holy-motors-4Carax, presente nel film collettivo Tokyo!, 2008). Monsieur Merde, dopo aver terrorizzato alcune persone al cimitero di Père-Lachaise, rapisce la bellissima modella Kay M (Eva Mendes), impegnata in un servizio fotografico, trasforma il suo abito di haute couture in un burqa e si addormenta accanto a lei in mezzo all’immondizia. Di nuovo nella limousine, Monsieur Oscar si prepara per il prossimo appuntamento: sarà il padre che riaccompagna a casa la figlia adolescente dopo una festa. Inizialmente affettuoso, l’uomo diventa assai duro e severo quando scopre che la ragazzina, invece di ballare e divertirsi con gli amici, è rimasta tutto il tempo chiusa in bagno holy-motors-5perché troppo timida. Terminato quest’episodio, il protagonista interpreta l’entr’acte (l’intervallo), suonando la fisarmonica, in una chiesa, con un gruppo di musicisti. A quel punto Monsieur Oscar incarna Alex, che in un magazzino regola i conti con Theo (identico a Monsieur Oscar), uccidendolo, ma venendo a sua volta colpito (a morte?) da quest’ultimo. I numerosi ruoli del protagonista si confondono ulteriormente quando, coperto da un passamontagna, scende repentinamente dalla limousine lungo gli Champs Élysées e spara al banchiere da lui impersonato all’inizio del film. Dopo essere stato Monsieur Vogan, anziano signore in procinto di morire, assistito al capezzale dall’amata nipote (un’attrice come lui), Monsieur Oscar incontra Jean (Kylie Minogue, coi capelli biondi alla maschietta come Jean Seberg), sua collega e amore di vent’anni prima, che lo conduce all’interno de La Samaritaine, grandi magazzini in stile liberty, ormai holy-motors-6dismessi, nel cuore di Parigi, di fronte al Pont Neuf. I due ripensano alla loro storia, lei canta dolcemente Who Were We che parla di un passato ormai irrecuperabile e infine si salutano con tristezza. Subito dopo la donna si getta dal terrazzo col suo nuovo compagno, attore a sua volta. Monsieur Oscar corre via disperato. Sempre più stanco e stravolto l’uomo si prepara per il suo ultimo appuntamento: entra in una casa in banlieue e trova a accoglierlo la sua famiglia, composta da due primati. La canzone che accompagna l’ultima impresa della sua giornata è Revivre di Gérard Manset, quasi una descrizione in musica di ciò che impegna il tempo di Monsieur Oscar: “Revivre. Ça signifie: on voudrait vivre encore la même chose” (“Rivivere. Ciò significa: voler vivere ancora la stessa cosa”).

holy-motors-9Dunque Monsieur Oscar è un attore a cui viene commissionato di mettere in scena episodi di vita vera migliorandoli, rendendoli perfetti, senza sbavature: la dipartita di un anziano signore sarà quindi esemplare, un omicidio impeccabile, un dialogo tra un padre e la figlia inappuntabile. Nella vita tutto ciò che viene pianificato rischia di fallire, gli eventi spesso si susseguono in maniera incoerente e disordinata, il corso di un’esistenza è determinato in buona parte dal caso. Il dialogo tra il protagonista e l’uomo con la voglia di vino sul volto (Michel Piccoli) – suo committente o forse datore di lavoro – è esplicativo riguardo al carattere dell’attività di Monsieur Oscar e alla natura ormai mutata dello sguardo e della messa in scena. “«Ti piace ancora il tuo lavoro? Te lo chiedo solo perché alcuni di noi pensano che tu abbia un’aria stanca ultimamente… Alcuni cominciano a lamentarsi perché non credono più in ciò che vedono…». «Mi mancano le macchine da presa, un tempo pesavano più di noi, poi sono diventate più piccole delle nostre teste, e adesso non si vedono più e così trovo difficile anch’io credere in tutto questo». (…) «Che cosa ti fa andare avanti Oscar?». «Continuo come ho cominciato, per la bellezza del gesto». «La bellezza, si dice che sia nell’occhio. La bellezza è nell’occhio di chi guarda». «E se non c’è più nessuno a guardare?»”.

holy-motors-7Holy Motors, inno al cinema e alla rappresentazione, ormai da considerarsi più vera del vero (tanto che, quando alla fine del film, Céline riporta la limousine nel garage e se ne va, avendo a sua volta terminato la lunga giornata lavorativa, indossa una maschera – riferimento alla pellicola di Franju, ma anche riprova dell’egemonia della messa in scena sulla vita e sul quotidiano, di certo non scevri dalla costante recita che ognuno sostiene interpretando il proprio ruolo sociale, e compimento di un passo ulteriore: fuori dalla rappresentazione si è destinati all’indistinzione e all’anonimato), costituisce un approdo visivo e narrativo alle teorie che Jean Baudrillard aveva sviluppato ne Lo scambio simbolico e la morte e successivamente in holy-motors-8Simulazioni e simulacri. “Il principio di realtà ha coinciso con uno stadio determinato della legge del valore. Al giorno d’oggi, tutto il sistema precipita nell’indeterminazione, tutta la realtà è assorbita dall’iperrealtà del codice e della simulazione. È un principio di simulazione quello che ormai ci governa al posto dell’antico principio di realtà. Le finalità sono scomparse: sono i modelli che ci generano. Non c’è più ideologia, ci sono soltanto dei simulacri”1. Nell’ultima sequenza del film le limousine parlano tra di loro, ognuna nella lingua della propria casa di produzione (inglese, francese, americana), lamentandosi del fatto che di lì holy-motors-10a breve verranno portate tutte dallo sfasciacarrozze poiché gli uomini non vogliono più “macchine visibili”, cioè congegni manifesti – riallacciandosi così al dialogo tra Monsieur Oscar e l’uomo con la voglia di vino sul volto a proposito delle macchine da presa ormai troppo piccole per essere percepite -, “non vogliono più motori, non vogliono più azione” (chiaro gioco di parole che rimanda al perentorio “Motore! Azione!” del regista all’inizio delle riprese di ogni scena, dunque abolizione esplicita della linea che separa realtà e finzione). “La retorica del reale segnala già che lo statuto di quest’ultimo è già gravemente alterato (l’età dell’oro è quella dell’innocenza del linguaggio, dove holy-motors-11esso non deve raddoppiare ciò che dice con un effetto di realtà). Il surrealismo è ancora solidale con il realismo che contesta, ma raddoppia con la sua irruzione nell’immaginario. L’iperreale rappresenta una fase ben più avanzata, nella misura in cui anche questa contraddizione del reale e dell’immaginario vi è cancellata. L’irrealtà non è più quella del sogno o del fantasma, d’un al–di–là o di un al–di-qua, è quella dell’allucinante somiglianza del reale a se stesso. Per uscire dalla crisi della rappresentazione, bisogna imprigionare il reale nella pura ripetizione. Prima di emergere nella pop–art e il neo–realismo pittorico, questa tendenza si legge già nel nouveau roman. Il progetto è già di fare il vuoto intorno al reale, di estirpare tutta la psicologia, tutta la soggettività, per restituirlo alla pura oggettività. Di fatto, questa oggettività non è che quella del puro sguardo – oggettività finalmente liberata dall’oggetto, che non è più che il relé cieco dello sguardo che lo esplora”2. Per dirla con Slavoj Žižek, il venir meno del grande Altro3, induce il soggetto a affidarsi sempre di più a simulacri immaginari.

holy-motors-12Con l’avvento del postmoderno le società non sono più organizzate attorno alla produzione e al consumo di beni, ma attorno alla simulazione. L’unico modo, quindi, per aggirare la scomparsa del Simbolico e il conseguente collasso dell’Immaginario nel Reale, e per tentare di sfuggire al suo deserto, dovuto all’implosione di qualsivoglia indistinzione, è approdare allo stato dell’iperrealtà.

Monsieur Oscar e il suo disperato credo nella beauté du geste rappresentano dunque l’ambiguità e l’ambivalenza dell’arte nella contemporaneità: la simulazione per la simulazione, fine a se stessa e ripetuta allo sfinimento, riprodotta all’infinito, viene spezzata e ribaltata dall’unicità della messa in scena, dalla poesia del gesto stanco e estenuato, dalla problematicità di un corpo non ancora mutato in macchina e di una sensibilità non del tutto esaurita, dallo scarto ancora esistente tra la vita e il cinema, di cui quest’ultimo ancora si nutre.

 ***

1) J. BAUDRILLARD, Lo scambio simbolico e la morte, Feltrinelli, Milano, 2007, p. 12.
“Tre ordini di simulacri si sono succeduti dopo il Rinascimento, parallelamente alle mutazioni della legge del valore:
– La contraffazione è lo schema dominante dell’epoca «classica», dal Rinascimento alla rivoluzione industriale.
– La produzione è lo schema dominante dell’era industriale.
– La simulazione è lo schema dominante della fase attuale retta dal codice.
Il simulacro di primo ordine specula sulla legge naturale del valore, quello di secondo ordine sulla legge mercantile del valore, quello di terzo ordine sulla legge strutturale del valore”. Ibid., p. 61.
2) Ibid., p. 85.
3) Riprendendo la triade postulata da Jacques Lacan:
Immaginario: luogo delle identificazioni soggettive, del narcisismo, della specularità. Funzione costituente dell’immagine. (Stadio dello specchio e costituzione dell’io)- Simbolico: luogo dell’Altro, del linguaggio, del significante, della cultura
Reale: luogo irriducibile al Simbolico e all’Immaginario, irrappresentabile, registro della pulsione

Annunci

Una Risposta to “holy motors

  1. […] 1) Holy Motors di Leos Carax […]

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: