la festa perpetua: the great gatsby e altro

5 giugno 2013

The Great Gatsby (Il grande Gatsby) di Baz Luhrmann con Leonardo DiCaprio, Tobey Maguire, Carey Mulligan, Joel Edgerton, Elizabeth Debizcki, Isla Fisher, Jason Clarke, Amitabh Bachchan  

Side Effects (Effetti collaterali) di Steven Soderbergh con Jude Law, Rooney Mara, Catherine Zeta-Jones, Channing Tatum, Vinessa Shaw

Spring Breakers di Harmony Korine con Vanessa Hudgens, Selena Gomez, James Franco, Ashley Benson, Rachel Korine

The Bling Ring di Sofia Coppola con Emma Watson, Katie Chang, Israel Broussard, Claire Julien, Taissa Farmiga, Georgia Rock, Leslie Mann

the-great-gatsby-1Dopo aver visto qualche giorno fa The Great Gatsby, nella versione in 3D di Baz Luhrmann, i pensieri si sono rincorsi, collegando, anche in maniera un po’ azzardata, la pellicola tratta dal capolavoro di Francis Scott Fitzgerald a una serie di film che sembrano forse aver poco a che fare tra loro: Side Effects di Steven Soderbergh, Spring Breakers di Harmony Korine e The Bling Ring di Sofia Coppola. Eppure solo dalla disgregazione narrata (e mostrata) in The Great Gatsby possono prender vita le altre tre opere. “Aveva fatto molta strada per giungere a questo prato azzurro e il suo sogno doveva essergli sembrato così vicino da non poter sfuggire più. Non sapeva che il sogno era già alle sue spalle, in quella vasta oscurità dietro la città, dove i campi oscuri della repubblica si stendevano nella notte”.

 

La luce verde che Gatsby vede al di là della baia, proveniente dalla casa di Daisy, e verso la quale una sera allunga le braccia, quasi a voler finalmente toccare quel sogno, facendolo suo, si rivela ben presto un abbaglio, la spoglia luccicate ma inconsistente di un amore di gioventù, tanto rincorso e troppo idealizzato, the-great-gatsby-2impossibile da realizzare. “«Non pretenderei troppo da lei» arrischiai. «Non si può ripetere il passato». «Non si può ripetere il passato?» fece lui incredulo. «Ma certo che si può!»”. La tragedia di Gatsby sta nella sua incapacità di vivere il presente, nella presunzione di poter modificare il passato: non gli basta essere amato qui e ora da Daisy, esige che lei stravolga i cinque anni trascorsi senza di lui, col marito e la figlia, che li cancelli, che distorca passioni e sentimenti, ormai vissuti, a suo favore. Gatsby tenta disperatamente di mettere in scena il suo sogno, aggiustandolo di volta in volta – la ricchezza, la villa sproporzionata, le feste – purché sia gradito all’unica protagonista the-great-gatsby-3che, nella sua fantasia, lo può abitare. Basta un’incertezza della ragazza, un suo sguardo che lasci trasparire un dubbio, per gettarlo nello sconforto e persuaderlo a rifare tutto, a distruggere e rimontare ciò che ha creato in cinque anni, nell’attesa di rivederla, come fosse un’incessante prova generale di uno spettacolo che non andrà mai in scena. Nonostante il romanzo e il film siano ambientati all’inizio degli anni Venti e, nonostante gli altri personaggi – Daisy e Tom Buchanan, Jordan Baker, Myrtle Wilson, Meyer Wolfsheim e tutti i partecipanti alle feste – siano pienamente Novecenteschi, Jay Gatsby rimane, per i sentimenti che lo muovono e i sogni che lo abitano, un uomo dell’Ottocento (come lui, si trovano a metà tra i due secoli anche George Wilson, che vendica la morte della moglie fedifraga e poi si uccide, deciso a lavare col sangue l’onta del tradimento e la perdita della donna, e Nick Carraway, narratore e testimone di quel che accade, affascinato ma anche disgustato da Gatsby, forse l’unico a capirne la grandezza e la miseria – “«Sono un branco di porci» gridai attraverso il prato. «Tu da solo vali più di tutti quanti messi insieme»” -, ma non sono in grado di raggiungerne la complessità, il mistero e la portata epica).

the-great-gatsby-5Assieme a Gatsby fallisce anche l’America, destinata, di lì a poco, a veder svanire le proprie illusioni, travolte prima dalla crisi del ’29 e successivamente dalla Seconda Guerra Mondiale. Il risveglio dalla sbornia collettiva è tanto amaro quanto la consapevolezza dell’innocenza perduta. L’ingenuità bambinesca con cui Gatsby persegue la sua ossessione, l’audacia con cui crede di poter manipolare il corso del tempo, sono le stesse di un popolo convinto che a attenderlo ci sarà un futuro radioso. “Gatsby credeva nella luce verde, il futuro orgiastico che anno per anno indietreggia davanti a noi. C’è sfuggito allora, ma non importa: domani andremo più in fretta, allungheremo di più le braccia… e una bella mattina…”.

the-great-gatsby-4L’amore per Daisy è l’amore possessivo di un adolescente che non vuol sentir ragioni: cinico e abile faccendiere, freddo e sicuro di sé nel chiudere affari poco limpidi, di fronte alla ragazza si lascia sopraffare dall’imbarazzo, commette un errore dietro l’altro – goffo e impacciato quando la incontra per il tè a casa di Nick, violento e fuori controllo nel salotto dell’appartamento al Plaza Hotel, esasperato dalla reticenza della giovane donna che lui vorrebbe dichiarasse al marito di non averlo mai amato. Ma Daisy non è più la ragazza che lo ha legato a sé cinque anni prima, forse non lo è mai stata. “«Daisy ha una voce indiscreta» dissi. «È piena di…». Esitai. «Ha una voce piena di monete» disse Gatsby improvvisamente. Era proprio così. Non l’avevo mai capito prima. Piena di monete: era questo il fascino inesauribile che in essa si alzava e cadeva, il tintinnio, il canto dei cembali… Lassù, nel palazzo bianco, la figlia del re, la fanciulla dorata…”. Il tintinnio argenteo e brillante della sua voce, così brioso e attraente, rivela, in realtà, la natura frivola e superficiale della ragazza. “Erano gente sbadata, Tom e Daisy: sfracellavano cose e persone e poi si ritiravano nel loro denaro o nella loro ampia sbadataggine o in ciò che comunque li teneva uniti, e lasciavano che altri mettessero a posto il pasticcio che avevano fatto…”.

the-great-gatsby-6Baz Luhrmann, nella scelta di una messa in scena così eccessiva e ridondante, che sembrerebbe stridere con la prosa asciutta e sobria di Fitzgerald, coglie invece alla perfezione lo spirito del romanzo, creando un ponte col presente, permettendogli un accesso, e smascherando la mediocrità che si cela dietro ai personaggi e alle loro esistenze. Lo spettatore, per tutta la prima parte del film – dall’entrata in scena di Daisy alla sbronza di Nick, fino alla festa durante la quale quest’ultimo incontra Gatsby – è come preso in un vortice: i colori sgargianti, la macchina da presa sempre in movimento, la rapidità delle azioni, la musica insistente, il 3D che, pur lavorando solo sulla visione, dà l’illusione di stimolare anche gli altri sensi, non fanno altro che ingigantire l’esperienza di chi guarda, tanto da farlo sentire partecipe alla baldoria, un po’ frastornato, quasi ubriaco. Man mano che il ritmo rallenta, per lasciare spazio a momenti di maggior delicatezza e intimità – dal riavvicinamento tra Gatsby e Daisy fino al drammatico finale -, si svela quel che, dietro alla frenesia allegra, al tintinnio vibrante di voci e risate, alla ricchezza volgarmente esibita, si credeva poter nascondere per sempre: il vuoto senza possibilità di redenzione. E se Gatsby rimane in disparte, fuori campo, osservando in lontananza e senza intervenire i divertimenti da lui allestiti, gli altri si gettano nella mischia con ingordigia, con ilarità ottusa, danzando senza sosta sul nulla. Anche in questo si misura la distanza tra il protagonista e i comprimari, la sua profondità tragica, benché puerile e incauta, contrapposta all’inconsistenza dei Buchanan, di Jordan, di Myrtle e delle altre figure che prendono parte ai lussuosi ricevimenti. E mentre Jay Gatsby e Nick Carraway sono rispettivamente la vittima inevitabile e il testimone consapevole di un mondo che dolorosamente scompare, lasciandoli orfani dei loro sogni – “Così continuiamo a remare, barche contro corrente, risospinti senza posa nel passato” – Daisy, Tom e gli “sbadati” che con questi condividono la scena sono già proiettati verso un futuro disumanizzato e indistinto, veri e propri antesignani dei personaggi che popolano Side Effects, e parenti stretti delle adolescenti di Spring Breakers e The Bling Ring.

side-effects-1La protagonista del film di Soderbergh, dietro al cui sguardo fisso e svuotato sembra celarsi un dramma psicologico, smascherato poi come inganno dagli esiti cruenti, è mossa solo dal timore (fondato) di poter perdere la posizione sociale e il benessere economico raggiunti grazie al matrimonio con un giovane broker, successivamente finito in carcere per insider trading. Durante i quattro anni di detenzione del marito, la ragazza attraversa un periodo di forte depressione, costellata da attacchi di panico e azioni autolesioniste, sostituita in seguito dal desiderio di vendetta nei confronti dell’uomo che prima ha realizzato il suo sogno (sposandola l’ha trasformata da modesta cameriera e studentessa d’arte in ricca e elegante signora dell’upper class newyorkese) e poi, a causa della poca astuzia, o della sfortuna, si è fatto sorprendere a commettere un reato che, nonostante sia condannato dalla legge, nell’ambiente della finanza è piuttosto frequente, addirittura giustificato.

side-effects-2Anche lo psichiatra sembra più preoccupato per la fama e il guadagno (non si fa scrupolo a usare come cavie per nuovi medicinali i pazienti, concedendo alle case farmaceutiche piena disponibilità a sperimentare sui malati e ottenendo in cambio una cospicua somma di denaro e una posizione di rilievo) che per il disagio della giovane donna – solo in seguito si interesserà davvero a lei, ma per smascherare una truffa ai suoi danni, che potrebbe compromettere la sua carriera e i privilegi acquisiti. Non diversa la sua compagna, che accusa sintomi depressivi solo per non aver ottenuto un impiego che le avrebbe garantito più soldi e più potere (a sua volta curata coi farmaci). Oppure il marito della protagonista, appena uscito dal carcere e già pronto a ricominciare il lavoro di broker, occupandosi solo superficialmente del malessere della moglie, più attento invece a riprendere i contatti per ‘rientrare nel giro’.

side-effects-3Side Effects mostra una realtà, molto newyorchese a dire il vero, in cui la separazione tra classi sociali sembra definire con forza le tensioni tra i personaggi e il capitalismo virtuale appare come il motore di ogni azione. I protagonisti sono disumanizzati, conducono le proprie vite in maniera macchinica e senza emozioni che, nel malaugurato caso in cui dovessero manifestarsi, verrebbero immediatamente disinnescate dai farmaci – nessun dialogo, nessun tentativo di comprensione, solo chimica.
I partecipanti alle feste di Gatsby hanno la medesima umanità compromessa, la stessa freddezza calcolatrice, l’identica assenza di turbamenti, si muovono come automi tra musica, champagne e ricchezza sfacciata, ballano all’infinito come bambole dal meccanismo inceppato, confusi in un divertimento vacuo che sperano duri per l’eternità. Spring break forever, come il spring-breakers-1grido di battaglia delle quattro ragazzine del film di Korine. Al contrario dei personaggi di Side Effects, le protagoniste di Spring Breakers non sono ossessionate da ricchezza e status sociale, ma condividono con le figure messe in scena da Soderbergh la natura dell’automa, che nel loro caso si esprime nell’indistinzione. Le ragazze sognano le vacanze di primavera (spring break) come un’interruzione della monotonia della loro vita e come possibilità di vivere un’esperienza di sballo perpetuo. In realtà, esperienza e simulazione (dell’uso di droghe e alcool, della pratica del sesso promiscuo), per le quattro ragazzine, son indifferenti: rapinano una tavola calda con pistole giocattolo ma alla fine utilizzano armi vere per la resa dei conti (benché la scena sia girata come un videogioco, accentuandone il senso di irrealtà); simulano rapporti sessuali, ma spring-breakers-2partecipano a un’orgia nella piscina del gangster. Quel che sembra interessare alle quattro é il prendere parte a un rituale (reale o simulato non importa) che, come tale, ha di conseguenza una portata mistica e trascendente: da questo punto di vista é emblematica la lettera che una di loro scrive alla nonna, descrivendo l’esperienza come spirituale e le situazioni vissute come ‘il paradiso’, una religione del nulla. La festa perpetua che i frequentatori della villa di Gatsby si augurano é una situazione antesignana allo spring break delle ragazze di Korine, solo che, mentre in The Great Gatsby il divertimento forsennato andava a esorcizzare la fine di un sogno (d’amore per il protagonista, di spensieratezza e benessere per l’America), in Spring Breakers coincide con la realizzazione di un godimento inesauribile: il divertimento come fine ultimo si declina, nel film di Korine, nella stessa maniera in cui varia il sapore di quelle caramelle dai colori sgargianti e fluo, dove le caramelle verdi dovrebbero avere il gusto della menta e quelle rosse della fragola, mentre tutte hanno lo stesso incomprensibile sapore chimico. Anche i corpi e i volti delle protagoniste sembrano confondersi tra loro, quasi fossero intercambiabili. Nessuna psicologia, nessun tratto distintivo, solo una spinta bulimica, la stessa che porta a ingurgitare qualsiasi cosa capiti sotto mano, meglio se di sapore confuso, per appagare la fame chimica.

the-bling-ring-1La banda di ladruncole di The Bling Ring compie un percorso affine alle ragazzine di Spring Breakers: anche in questo caso il fine ultimo non sono i soldi, ma la partecipazione a un immaginario che, al contrario di Side Effects, nel quale c’é in gioco una condizione reale (un avanzamento nella classe sociale, per esempio), non può che rimanere virtuale: la giovanissima banda ruba scarpe, abiti e chincaglieria a Paris Hilton o Linsday Lohan, non per ottenerne un guadagno, ma per poterli indossare, fotografarsi con oggetti e vestiti dei loro idoli e pubblicare gli scatti sui social network. In questo caso avviene un superamento della simulazione (già fine a se stessa e paritaria alla realtà in Spring Breakers, mentre nel film di Soderbergh era finalizzata a portare a termine una truffa). Le protagoniste vogliono far parte di quell’immaginazione popolata dalle loro beniamine, non imitandole ma utilizzando le borsette e i gioielli delle attrici e delle ragazze da copertina che ammirano, in una metonimia pop che, compiendosi, svela anche la vera misura delle adorate it girl. Se le odierne partecipanti a un’ipotetica festa di Gatsby potrebbero essere proprio le Lohan e le Hilton, oppure la protagonista di Side Effects e the-bling-ring-2suo marito, sarebbero le ragazze di Spring Breakers e di The Bling Ring a mostrare l’effettiva vacuità del loro status e indicare il naturale compimento baudrillardiano di quella parabola di benessere economico e divertimento: la simulazione come fine a se stessa, indistinta dalla realtà, per le prime, la parte per il tutto, con quest’ultimo svuotato di senso a favore di una porzione del suo involucro luccicante, per le seconde.
E se la luce verde anelata da Gatsby é quella che tragicamente lo risospinge senza posa nel passato, e il timore di un futuro che non corrisponde alle proprie aspettative é quel che porta i personaggi del film di Soderbergh a bluffare e commettere continuamente passi falsi, le uniche a situarsi completamente, e senza altre possibilità, nel presente sono le ragazzine di Korine e della Coppola. Lo spring break forever ha, a questo punto, raggiunto la sua compiutezza postmoderna.

***

Nota: tutti i virgolettati sono citazioni de Il grande Gatsby di Francis Scott Fitzgerald (1925), nella traduzione di Fernanda Pivano.

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